sabato 29 aprile 2017

Pastorale america - Philip Roth

Pastorale americana - Philip Roth





Trama: Seymour Levov è alto, biondo, atletico: al liceo lo chiamano "lo Svedese". Ebreo benestante e integrato, ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e di gioie familiari. Finché le contraddizioni del conflitto in Vietnam, esplose negli stati Uniti, non coinvolgono anche lui, e nel modo più devastante: attraverso l'adorata figlia Merry, decisa a «portare la guerra in casa». Letteralmente. Ma Pastorale americana non si esaurisce nell'allegoria politica: è un libro sulla vecchiaia, sulla memoria, sull'intollerabilità di certi ricordi. Lo scrittore Nathan Zuckerman, fin dall'adolescenza affascinato dalla vincente solarità dello Svedese, sente la necessità di narrarne la caduta. E ciò che racconta è il rovesciamento della pastorale americana: un grottesco Giudizio Universale in cui i Levov, e i lettori, assistono al crollo dell'utopia dei giusti, al trionfo della rabbia cieca e innata dell'America.

Recensione: Forse non ho scelto il periodo migliore per approcciarmi a quest'opera decisamente impegnativa, infatti la lettura di "Pastorale americana" è durata qualcosa come tre settimane, un tempo decisamente infinito. Ma ne sono uscita psicologicamente distrutta, complici altri pensieri che mi frullavano nel cervello in quel periodo. È un libro indubbiamente complesso sotto tutti i punti di vista, meritevole di numerose riflessioni: le parti che ho sottolineato sono davvero numerose, ricche di spunti e domande lasciate irrisolte. 

Lo stile di Roth mi ha molto colpito, ma al contempo l’ho trovato ciceroniano e a volte fin troppo dispersivo, tanto che nell'iniziare un nuovo periodo dovevo sforzarmi per ricordare quale fosse il pensiero scatenante della digressione. Un elemento caratterizzante dell'opera sono le cornici narrative, a dir poco numerose (se non ricordo male, quattro) che complicano ancora di più la lettura e la comprensione del testo, complice anche il già citato divagare che spesso e volentieri fa perdere il filo del discorso. 

Nonostante ciò, come primo approccio sono molto soddisfatta: Roth rispecchia appieno i miei gusti letterari, ne sono uscita soddisfatta e la storia risulta accattivante. Ho apprezzato molto le parti introspettive e di indagine della psiche dei personaggi, sono state fonte di molte meditazioni sulla vita americana, in particolar modo sul cosiddetto sogno americano del protagonista Seymour Levov. Pastorale americana è un’opera che, seppur ambientata nella seconda metà del ventesimo secolo, permette considerazioni molto attuali e sui riverberi che quegli anni hanno avuto sull’epoca contemporanea.

È un romanzo duro, intenso e un'opera mastodontica, che ancora adesso dopo averlo concluso mi fa sentire piccola, come di fronte all'immensità del cosmo e i segreti che esso cela. Si conclude con tanti interrogativi, domande irrisolte e un'apparente finale poco definitivo, che a mio avviso lascia spazio ai dubbi interamente umani sull'esistenza.

giovedì 2 marzo 2017

L'arte di essere fragili - Alessandro D'Avenia

Titolo: L’arte di essere fragili
Autore: Alessandro D’Avenia
Genere: letteratura italiana
Casa editrice: Mondadori
Data d’uscita: 30 ottobre 2016
Pagine: 216
Formato: rilegato
Prezzo libro: 19 

Prezzo ebook: 9,99 €


Trama: Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese... Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?
“Come Leopardi può salvarti la vita”, così recita il sottotitolo di questo libro. E forse è stata proprio questa frase a scoraggiare i più, magari persino persone che hanno letto come me altri libri di D’Avenia, apprezzandolo per la dolcezza con cui tratta temi non certo semplici. Eppure citare Leopardi scatena nell’italiano medio una reazione di scherno misto a disinteresse, perché quello che hanno conosciuto sui banchi di scuola (di per sé luogo pessimo per un incontro piacevole) era un uomo gobbo, sfigato e pessimista, nonché poeta che, diamine!, risulta una colpa atroce e porta a un infinito tedio sui libri. Purtroppo spesso si riesce a vedere solo ciò che ci viene presentato, senza prestare attenzione all’oltre, a tutte quelle cose che per comodità ci vengono nascoste o che, semplicemente, non riusciamo a vedere.
Giacomo Leopardi era un uomo eccezionale: mente brillante, cuore gentile e un immenso desiderio di amore e felicità. Questo in pochi lo sanno, in pochi realizzano che il tanto decantato “pessimismo cosmico” altro non è che un realismo crudo e sincero, che non fa altro che evidenziare quanto di bello c’è al mondo: la nostra stessa vita è un’inestimabile opera d’arte e i sogni e le speranze sono i pennelli che ne delineano i contorni. Rilegare un personaggio del genere all’angolino dei poeti tristi è segno di un’incomprensione di fondo rispetto alle stesse idee che danno vita e sostengono il pensiero leopardiano. Vita, speranza, bellezza e morte. Se ancora non ne siete sicuri, D’Avenia vi darà la certezza definitiva.
Questo libro (che non saprei se definire romanzo, saggio o racconto di vita) non è solo un inneggiare alle qualità del poeta: l’autore utilizza l’espediente della scrittura di lettere indirizzate allo stesso Leopardi, richiamandone le preziose riflessioni per dar voce a una sorta di prescrizione, medicina dell’anima, rivolta ai lettori. D’Avenia divide la sua opera in quattro distinte fasi essenziali nell’accettazione della fragilità umana: adolescenza, o arte di sperare; maturità, o arte di morire; riparazione, o arte di essere fragili; morire, o arte di rinascere. La ricerca del senso della vita si snoda in questo percorso esistenziale in cui la narrazione è un discorso molto intimo ed emotivo, carico di sensazioni potenti e della forza di esperienze importanti.



D’Avenia nel suo svelarci un Giacomo Leopardi umano, sensazionale nel suo genio, rivela al contempo un altro grande uomo: lui stesso. Alla nostra epoca servirebbero molti più professori del genere, che vedono negli adolescenti un germoglio di speranza, in grado di accogliere tra le mani il rapimento ancora puerile che dà la forza di osare, di immaginare. Egli inframmezza l’opera con racconti personali, storie legati a suoi studenti e a giovani che gli hanno scritto, mostra un lato delicato e sorprendente della scuola che risulta difficile credere vero. L’istruzione dovrebbe essere un momento di piacevole scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, invece finisce per essere una gabbia incapace di comprendere i sogni che riempiono la testa dei ragazzi, e addirittura li distrugge riportando gli studenti allo stato primitivo di numeri inutili soggetti a una falsa apparenza di scadente meritocrazia. Alessandro D’Avenia rappresenta tutto ciò che la scuola italiana dovrebbe essere: curiosità, amore e nutrimento.
“L’arte di essere fragili” rappresenta un’importante lezione di vita per ragazzi, giovani adulti e persone più che mature, permettendo di cogliere diverse sfumature per ogni passaggio dell’esistenza umana.
La prosa è poetica, sognante e deliziosa, trascina in un vortice in cui la letteratura, la poesia e l’arte si mescolano in un concentrato unico di elevata bellezza. I capitoli sono brevi, e ne consiglio la lettura a piccole dosi, per apprezzare al meglio il significato più profondo di ogni singola parola, la cui scelta non è affatto casuale ed estetica. Le frasi da segnarsi durante la lettura sono decisamente troppe, tanto che quando avevo il libro in mano accanto a me avevo sempre matita e righello per poter sottolineare tutta la strabordante poesia insita nell’opera.
Accettate di essere imperfetti, accettate la vostra natura di effimere creature umane. Accettate di avere in voi un grande potere: l’arte di essere fragili.

“Grazie, Giacomo, per avermi dato le parole per guardare nei posti giusti, negli angoli nascosti, le parole per dirmi, per conoscermi, per essere. Le parole per accettare che sono, come te, un infinito ferito.”



sabato 11 febbraio 2017

Recensione "La terra di nessuno" - Gabriele Dolzadelli



Titolo: La terra di nessuno. Jolly Roger
Autore: Gabriele Dolzadelli
Genere: storico/avventura
Casa editrice: Youcanprint
Data d'uscita: 2014
Pagine: 352
Formato: brossura
Prezzo libro: 16€
Prezzo ebook: 0,99€


Trama: 1670. In un clima di scontri per la colonizzazione del nuovo mondo e per la supremazia commerciale, un giovane irlandese di nome Sidvester O'Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l'isola di Puerto Dorado. Lo scopo è quello di ritrovare il fratello Alexander, partito anni prima, per riportarlo a casa. Ma il viaggio avrà risvolti inaspettati. Nelle oscurità della giungla della piccola isola vi è nascosto un segreto a cui le principali potenze europee (Francia, Inghilterra ed Olanda) ambiscono. Intrighi, inganni e complotti farciscono le giornate di Puerto Dorado, in una lotta al potere fra i più astuti capitani presenti sull'isola. Il tutto sotto l'occhio vigile di una nave pirata ancorata all'orizzonte, di fronte a quella piccola terra di tutti e di nessuno.

Ho sempre subito il fascino dei romanzi a tema storico, specialmente se si tratta di viaggi verso luoghi sconosciuti arricchiti da pirati ed intrighi. Non è un genere che ho avuto modo di approfondire molto, ma rientra comunque nelle mie corde.
Quello di cui sono qui a parlarvi è un libro auto pubblicato da uno scrittore all'epoca esordiente (caratteristica che vorrei fosse tenuta in considerazione per quanto dirò in seguito), primo volume della pentalogia "Jolly Roger" di cui ne sono stati pubblicati tre ("La terra di nessuno", "Le chiavi dello scrigno" e "I fratelli della costa") e che prevede una prossima pubblicazione del quarto libro.
Ringrazio tantissimo l’autore che è stato così gentile da inviarmi gratuitamente la versione digitale della sua opera!
La storia, senza girarci intorno troppo, mi è piaciuta. L'autore è stato in grado di porre le basi per un'opera di ampio respiro che trova in questo primo libro il perfetto trampolino di lancio per una miriade di avventure, segreti e misteri (i quali, tra l'altro, mi hanno lasciato con il fiato sospeso fino alla fine). Il ritmo è incalzante, ben definito così da tenere il lettore incollato alle pagine: il tutto saggiamente delineato e descritto, ma senza troppi fronzoli e orpelli. Non è tuttavia uno stile asciutto e banale, le descrizioni infatti forniscono i giusti dettagli senza ricadere nel banale e nel superfluo. Uno stile semplice ed efficace, insomma, che ho apprezzato. (Anche perché, a mio avviso, le parti descrittive prolisse e noiose alla Terry Brooks andrebbero il più delle volte evitate...)
I personaggi che ci vengono introdotti già nelle prime pagine con una pratica lista sono davvero molti, e inizialmente ho trovato difficoltoso ricordare tutti i nomi e associarli a ciascuno di loro. Nonostante ciò, ognuno trova il suo spazio nello snodarsi del romanzo, anche se devo dire che non mi sono affezionata particolarmente a nessuno di loro: sicuramente nei prossimi volumi acquisiranno maggior spessore grazie al procedere della narrazione che ci fornirà maggiori dettagli a riguardo. (Elizabeth però proprio non la sopporto, questo va detto!)
Benché Sidvester possa sembrare il protagonista, le vicende che lo riguardano non sono centrali ma si intrecciano perfettamente con quelle di tutti gli altri uomini che si trovano a Puerto Dorato.
Il libro non è lunghissimo, anzi, e la lettura risulta accattivante e scorrevole grazie al l'insieme di tutti questi elementi che ho descritto.



Passando alle caratteristiche più strettamente formali, durante la lettura mi sono imbattuta in qualche errore grammaticale/di battitura dovuto per certo a sviste (quelli che commettiamo tutti nella stesura di un testo) che indubbiamente un servizio più preciso di editing di una casa editrice avrebbe saputo sistemare.
Una scelta di presentazione di determinati momenti della storia mi ha fatto storcere un po’ il naso: i numerosi flashback presenti nel romanzo vengono giustamente indicati ad inizio capitolo con data e luogo, però a conclusione della sequenza narrativa l’autore pone degli asterischi per contrapporre il passato con il ritorno al presente. Ovviamente si capisce che vi è un salto temporale, tuttavia per quanto mi riguarda avrei preferito dei flashback leggermente più lunghi conclusi con la fine del capitolo, per poi tornare ad indicare il tempo iniziale di narrazione con l’utilizzo della data.


Voto finale: 3.5/5, per lo stesso motivo per cui ho dato il medesimo voto a “Le lame di Myra a Licia Troisi”, ovvero: la storia mi è piaciuta ma non così tanto da farmi venire il batticuore, elemento dovuto anche al fatto che entrambi i libri sono l’inizio di una saga e devono dunque trovare il loro tempo per “ingranare” bene, mostrare le potenzialità della trama e dei personaggi. Detto questo, ho grandissime aspettative per il secondo libro della serie e non vedo l’ora di immergermi nuovamente nei misteri delle Indie Occidentali!

giovedì 19 gennaio 2017

Recensione "La lama dell'assassina" - Sarah J. Maas

Titolo: La lama dell'assassina
Autore: Sarah J. Maas
Genere: Fantasy
Casa Editrice: Mondadori
Data d'uscita: 25 ottobre 2016
Pagine: 402
Formato: Brossura
Prezzo libro: 12,50€
Prezzo e-book: 7,99€




La prima infatuazione per questo libro è nata dalla copertina dalla bellezza mozzafiato, che ha catturato il mio sguardo sin da subito. Da lì poi è nato l'amore incontenibile per la storia e la narrazione impeccabile di Sarah J. Maas.
"La lama dell'assassina" fa parte della ormai celeberrima saga fantasy de "Il trono di ghiaccio" (in inglese "Throne of Glass", e lo specifico perché come al solito ci troviamo di fronte a traduzioni inaccettabili e incomprensibili ai più, ma a quanto pare perfette per i traduttori): in Italia hanno visto la pubblicazione i primi tre volumi, "Il trono di ghiaccio", "La corona di mezzanotte" e "La corona di fuoco", ma restano ancora inediti "Queen of Shadows" e "Empire of Storms". Il volume conclusivo della saga, il cui titolo è sconosciuto, è ancora in fase di scrittura.
Si tratta di un'opera prequel, collocata dunque in un periodo antecedente al primo libro, nonché una raccolta di cinque novelle prima pubblicate singolarmente in e-book e poi raccolte in formato cartaceo in "The Assassin's Blade" nel 2014:
1. "L'assassina e il signore dei pirati"
2. "L'assassina e la guaritrice"
3. "L'assassina e il deserto"
4. "L'assassina e il male"
5. "L'assassina e l'impero"

Trama: Celaena Sardothien è la più micidiale sicaria del regno. Lavora per la Gilda degli Assassini, ma in realtà non obbedisce a nessuno e non si fida di nessuno. Inviata in una serie di missioni nei luoghi più pericolosi, dalle Isole Morte al Deserto Rosso, Celaena inizia ad agire senza rispettare gli ordini del capo della Gilda. Ma dovrà rischiare tutto per rimanere viva.

Trattandosi di un prequel, mi è stato consigliato da chi ha già letto la saga di partire proprio da quest'ultima pubblicazione. Benché io non abbia ancora iniziato "Il trono di ghiaccio" (ma ovviamente è già sulla via di casa dato che l'ho ordinato
) posso ben comprendere le ragioni di questo suggerimento: credo che si tratti di un'opera dalla grande importanza per la comprensione della psicologia del personaggio protagonista, Celaena Sardothien, della sua dura storia e dei sentimenti che ne derivano. Ci sono tutti gli elementi fondamentali per delineare un chiaro e preciso background, motivo di scelte e atteggiamenti che mi aspetto di vedere sin dai prossimi primi capitoli.
Il lettore si trova catapultato in un mondo fantastico dall’ambientazione simil rinascimentale, che mi sento di identificare con una Belle Époque: la stessa Celaena (la cui pronuncia del nome resta misteriosa) mostra ripetutamente un grande amore per la cultura, la musica e la bellezza, identificabile anche nel suo abbigliamento costoso e ricercato, la cura metodica del proprio corpo. Questo elemento è innovativo in un romanzo di questo genere, dal momento che le protagoniste femminili, troppo impegnate a recitare il ruolo della – in gergo – “bad ass” non mostrano interesse del genere, il che dipende anche dall’epoca e dall’ambientazione di riferimento. Il personaggio con cui ci troviamo a che fare non è certo stereotipato e anzi, le caratteristiche principali del suo carattere sono delineate con precisione rendendo Celaena più vera e umana ai nostri occhi. Si tratta di una giovane donna che, quale miglior assassina del regno, non esita nel colpire mortalmente il nemico ma che al contempo non si vergogna nel commuoversi a teatro, perdendosi nella musica dell’orchestra. È una ragazza indipendente, scontrosa e letale, ma al contempo amante delle feste, leale e fragile.



Gli altri personaggi, come il capo della Gilda Arobynn, l’assassino Sam e Ansel nel Deserto Rosso non sono da meno e tengono testa all'irrispettosa protagonista con una personalità a tutto tondo, catapultandoci sin da subito nel mondo degli assassini.
Le novelle non sono tra di loro scollegate ma presentano un filo conduttore, mostrano tra loro una sinergia non indifferente che porta il lettore a volere sempre una pagina in più, in un crescendo di emozioni e lettura spasmodica, al fine di carpirne il più possibile. Se le prime cento pagine servono come punto di partenza, le restanti scivoleranno tra le vostre dita con una facilità impressionante, consentendovi giusto qualche secondo di pausa tra un capitolo e l’altro per elaborare la suspense e i numerosi colpi di scena (e al cuore). Ho divorato queste trecento pagine in una giornata con lo spasmodico desiderio di saperne sempre di più, pagina per pagina fino all'ultimo capitolo, tra le lacrime che il libro stesso ha generato.
Dire qualcosa di più significherebbe rischiare di incorrere in qualche spoiler, e mi conosco abbastanza bene da sapere che se amo alla follia qualcosa non smetto più di parlarne.
Era da veramente tanto tempo che un libro con mi stregava così, con questa vera e propria urgenza nel continuare la lettura: è stata un’esperienza intensa, ricca di sentimenti difficili da gestire che anche ora, a più di due settimane dalla conclusione, mi tormentano ancora. È questo ciò che io cerco in un libro, un mondo che mi trascini e coinvolga in un vortice di emozioni incontenibili.
E comunque il finale ti devasta psicologicamente.

Voto finale: Un meritatissimo 5/5. Affermare di aver amato questo libro suppongo sia riduttivo.


Mi auguro di trovare le medesime caratteristiche ne “Il trono di ghiaccio” chedovevaesseredivetromaok e di avere un 2017 ricco di letture splendide come questa.

mercoledì 18 gennaio 2017

Christmas Presents Book Tag

Ciao a tutti, io sono Giorgia e oggi inauguro questo blog con un tag ideato da Laetitia Libri (dalla quale sono stata taggata su Instagram, grazie mille davvero!) e che trovate qui.
Sì ok, in super ritardo ma ce l'ho fatta dai!



1. Collane, bracciali,  orecchini. Un libro o una graphic Novel che reputi il vero e proprio gioiello della tua libreria.

Dato che a seguire devo parlare perlopiù di libri, mi butto su di una graphic novel: "Si chiamava Tomoji" di Jiro Taniguchi.




2. Bambole, trenini, piste da corsa. Un romanzo con cui sei tornato/a di recente bambino/a.

Ho finalmente letto "Il canto di Natale" di Charles Dickens e mi ha portato alla memoria i vari film della Disney 




3. Guanti, sciarpe, cappelli. Un libro che regaleresti e con cui sei convinto/a di andare sul sicuro.

Senza dubbio "Per dieci minuti", di Chiara Gamberale!




4. CD, DVD, BLU RAY. Un libro che hai letto e ti ha fatto dimenticare le tue preoccupazioni personali durante la lettura.


Un libro che ultimamente mi ha proprio risucchiata è "Una stanza piena di gente" di Daniel Keyes. Superbo.



 

5. Smartphone, tablet, iPod. Un libro per cui provi una profonda "connessione". Spiega perché.

Qui indico praticamente TUTTI i libri della Troisi, poiché le sue fantastiche eroine hanno sempre qualcosa di me.


Qui ovviamente metto Dubhe perché è la mia preferita~


6. Videogiochi. Un libro che ti ha coinvolto tantissimo e trasportato in un'altra dimensione.

Visto che si parla di videogiochi, mi trovo praticamente costretta a inserire il mitico "Hyperversum" di Cecilia Randall.





7. Rossetti, fard, ombretti. Un libro che ti ha reso migliore.

"Il piccolo principe". Solo alla terza lettura ne ho compreso il vero significato, che mi ha migliorata non poco.


             


8. Portafoglio, cintura, maglione. Un libro che vorresti riciclare.

I Malavoglia di Giovanni Verga. Non sono mai riuscita a superare le 30 pagine!




9. Spumante, vino liquori. Un libro che ti ha fatto andare su di giri.

Io direi che qui il titolo parla chiaro e da solo.




10. Scatola vuota. Fatti un auto regalo!

In realtà me lo sono fatta giusto poco prima di Natale, dal momento che mi è arrivato da Ibs "La voce a te dovuta" di Pedro Salinas